domenica 30 dicembre 2007

Proposta di riforma dell'art. 1 della Costituzione


Proposta di riforma della Costituzione, che presenterò ben presto:
Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, la sovranità appartiene agli Amministratori Delegati, che la esercitano nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione. Questo articolo è da definirsi transitorio in quanto ben presto saranno abrogate le forme e soprattutto i limiti rimasti.
Buon 2008 a tutti.

martedì 25 dicembre 2007

Prospettiva Nevski: analogie tra i versi del maestro Franco Battiato ed il nostro terremoto

"E il mio maestro mi insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire".......
questo il verso più toccante e profondo che troviamo in quest'opera d'arte di Franco Battiato.
E' sempre stato difficile per noi Messinesi trovare l'alba dentro l'imbrunire, sono quasi 100 anni che la cerchiamo, un grido silenzioso pervade le strade di una città fantasma, di un'altra Messina, figlia di padroni barbari, avvezzi al malcostume e cresciuti nell'accademica ignoranza.
Una Città viva, pulsante, ma ricca di ospiti, parassiti che la vorrebbero vedere morire per ricostruire un'altra identità.
Ma Messina non muore, non è mai morta, semplicemente sta sonnecchiando aspettando la sua alba.

Nel titolo parlavo di analogie, effettivamente ce ne sono tante, alcune sono "criptiche", dedicate agli "addetti ai lavori" e riguardano la somiglianza degli studenti citati da Battiato con quel gruppo di intellettuali che dopo il terremoto si rimboccò le maniche per riportare Messina ai vecchi fasti....alla sua vera identità,
gente che ci teneva alla Città, persone che facevano tutto o quasi per passione e per il gusto della ricerca, una consacrazione a Messina martoriata, mi riferisco all'"Accademia della scocca", all' O.S.P.E. alla galleria d'arte "Il Fondaco" .
Mi riferisco a personaggi del calibro di Quasimodo, di Salvatore Pugliatti, di Vann'Antò......
oggi invece?
Altra analogia ben più evidente è l'ambientazione della canzone a S. Pietroburgo, che fu un punto cardine per l'organizzazione delle operazioni di soccorso, mentre il paesaggio descritto dal Maestro può tranquillamente essere quello di Messina in quella fredda mattina di dicembre....28/12/1908.

Questa è la testimonianza di un marinaio russo che tra i primi giunse a Messina a dare soccorso alla popolazione:

Cara mamma,
hai già appreso dai giornali che siamo stati testimoni di cose orribili. E’ accaduto il 28 dicembre. Eravamo ancorati ad Augusta, quando all'improvviso, alle nove di sera, l'Ammiraglio fece venire tutti i comandanti di navi e annunciò loro che quella mattina c'era stato un terribile terremoto, che Messina e Reggio erano interamente distrutte, e quasi tutti gli abitanti seppelliti sotto le macerie. Subito ci preparammo alla partenza…………….
Andavamo in squadra, le corazzate Tzésarévitch, Slava e il nostro incrociatore Makharoff. Alle sette del mattino, il 29 dicembre, ci avvicinammo al luogo dove 24 ore prima si innalzava Messina……………………..
Mio Dio, che spavento! Da lontano, vedendo quell'aspetto desolato, molti di noi piangevano…………….
Giunti nella rada i nostri bastimenti gettarono l'ancora……………
Scendiamo a terra e siamo assaliti dagli abitanti in cenci, feriti e affamati, che ci supplicano di soccorrerli. Subito ci mettiamo all'opera; si trasportarono i feriti a bordo e si distribuì il pane a quelli che stavano bene. Mio Dio, che feriti ci portavano, e com'erano affamati! Senza braccia, senza gambe, con teste insanguinate, ossa rotte!…………….
Molti dei miei compagni restarono a bordo per ricevere i feriti, ma la maggior parte, fra cui io stesso, scese a terra, con gli uomini, portando pale e asce per disseppellire gli infelici sepolti……………….
Seguimmo strade parallele, del resto non erano strade, ma ammassi di rovine, formati dal crollo dei muri, pietre, ecc…………. Sotto ogni mucchio di rovine, c'erano persone che erano morte, bisognava cercare quelli che avevano avuto la fortuna di non essere uccisi e tirarli fuori…………….. All'improvviso udiamo un boato sotto terra e sentiamo un'oscillazione; i muri che tenevano appena cominciano a crollare: Dio solo ci salvò; perché le pietre cadevano fitte. Facevamo dei balzi enormi come se avessimo ricevuto una scossa elettrica……………….
Le strade sono ingombre di rovine, dappertutto cadaveri in uno stato pauroso, nudi, con crani fracassati, e la maggior parte completamente schiacciati. Le case a quattro piani, essendo costruite molto male, erano crollate e i muri erano completamente sbriciolati. C'erano a Messina circa 150.000 abitanti, di cui più di 100.000 sono morti……………….
All'inizio, l'odore dei cadaveri e della putrefazione agiva molto fortemente su di me, ma dopo mi ci sono abituato…………………………
Ci dividemmo in gruppi, e andavamo fra le rovine, ascoltavamo e gridavamo anche.
Quasi da ogni angolo, si udivano risposte o gemiti. Allora, si cominciava a scavare, talvolta bisognava scavare per sei ore, spesso accanto ad un muro semi crollato, e sarebbe bastato togliere una pietra di troppo, perché tutto il muro seppellisse sotto le sue macerie i salvatori e quelli che si stava per salvare………………………….
Nel luogo in cui lavoravamo, alcune case erano ancora in piedi, solo le facciate erano crollate; cosicché si vedevano le stanze di tre piani sovrapposti: le tavole, sedie, letti, ecc. erano rimasti a posto…………………..
Mucchi di macerie salivano sino al secondo piano……………….
Il molo è dissestato, il suolo crepato; e gli abitanti! Il terrore è dipinto sui loro visi, occhi stralunati, capelli in disordine; invece di vestiti, dei cenci, coperte, lenzuola. Degli infermi feriti, straziati con contusioni al viso e alle mani. Era un sfilata interminabile di persone, ora silenziose, ora che si gettavano su di noi gridando, e con le lacrime agli occhi. In pochi minuti i nostri marinai sono trascinati via. "Venite più presto”. “Datemi degli uomini, mio padre è sepolto sotto le macerie!”. “Datemi quattro uomini, i miei bambini stanno per morire!”. I capelli si rizzano in testa per l'orrore; ma ecco altre grida: “Pane, pane, non mangiamo da due giorni” e non ne avevamo portato con noi! “Subito, aspettate un po’ “. “Se non ne avete perché siete venuti?”……………… In un'ora o due, le marmitte erano a terra, e vi si preparavano la semola, i biscotti, le gallette e l'acqua………………..
Nel frattempo la notte Era venuta, e i fari delle nostre navi gettarono sulle rovine un chiarore fantastico, mentre non lontano, una casa finiva di bruciare………………..
La notte era buia e pioveva a rovesci, ma ciò non impedì alla nostra squadra di lavorare fino al mattino.……………….. Durante gli scavi, estraevano quantità di oggetti di valore: Nessuno prese nulla, mentre tutt'intorno si saccheggiava e bisognava ricorrere al revolver per obbligare i ladri ad abbandonare il loro bottino……………. I furfanti erano numerosissimi……………………………….
Dal mattino si trasportavano i feriti sui vascelli………… Avevamo a bordo 108 superstiti: Da sterratori i nostri marinai si trasformarono in suore di carità………………….. ufficiali, marinai e aspiranti, gli uni davano da bere e da mangiare, altri aggiustavano i materassi. La nostra batteria era sistemata ad ambulatorio. Noi curavamo i feriti, davamo loro da bere e da mangiare……..
I marinai sedevano accanto ai malati e se qualcuno piangeva, con le loro mani nere accarezzavano le teste degli afflitti e dicevano loro parole di tenerezza. La mattina del 30 dicembre arrivammo a Siracusa, e consegnammo i malati all'ospedale……….. L'Ammiraglio sul Makharoff si diresse di nuovo su Messina………………

domenica 23 dicembre 2007

Non rompete le opere di notte

Ciao Cavaliere Cammarata, qualcuno finalmente si è ricordato della tua arte.
Buon Natale anche a te che non ci sei più ormai da qualche anno.

giovedì 20 dicembre 2007

Acquariofilia, la mia prima passione: oggi parliamo di Forwater



Forse non tutti sanno che da diversi anni curo una sviscerata passione per l'acquariofilia, mi interesso principalmente di piante acquatiche e sono moderatore del forum di Acquaportal da circa 3 anni.
In questo lasso di tempo ho avuto modo di conoscere tanti nuovi amici, Francois Caserio, uno di questi, ha deciso di mettere online un negozio specializzato nel trattamento delle acque.
Grazie alla sua esperienza ormai decennale nel campo della depurazione industriale, e alla esperienza maturata come moderatore di Acquaportal, soprattutto e non per caso nella sezione chimica, ha finalmente deciso di aprire un negozio online dedito alla vendita di materiale per la depurazione delle acque, sia in campo civile industriale che in campo acquariologico: Forwater

Francois, in arte Decasei, è una persona estremamente disponibile, e data la sua enorme cultura nel campo sono sicuro che possa consigliare chiunque al meglio, sia in campo civile che nel campo che in questa sede maggiormente ci interessa, e cioè l’acquariologia. I suoi impianti ad osmosi sono efficaci e mirati al problema che ognuno di noi ha.


Ho avuto modo tempo fa di apprezzare i suoi prodotti, ancora non aveva un negozio online, e posso dirvi che sono rimasto soddisfatto, visto che essendo lui un acquariofilo molto preparato, può predisporre per voi impianti progettati su misura e proporzionati ai valori della vostra acqua ed alle esigenze delle vostre vasche.

Vincenzo de Simone, poesia dedicata al nostro dialetto

Vincenzo De Simone nacque a Villarosa (En) il 19 novembre 1879, si laureò a Catania in medicina ed andò ad esercitare la professione a Milano, non dimenticò mai la sua terra natale e ad essa dedicò tante opere, tradotte anche all'estero.
La biografia completa la trovate qui:
http://www.csssstrinakria.org/poeti.htm

Una sua poesia dedicata alla nostra lingua

"Lu sai pirchì iu l'amu lu dialettu
la matri lingua di lu me paisi?
Pirchì mi la nzignaru senza spisi
e senza sforzu di lu me ntillettu;

pirchì non ci nni levu e non ci nni mettu,
ca lu so meli, cu' fu, ci lu misi;
pirchì è onesta, tennira e curtisi
e quannu canta attenta a lu me pettu.

L'amu pirchì ci sentu dintra la vuci
di tutti li me' nanni e li nannavi
di tutti li me' vivi e li me' morti;
l'amu pirchi' mi fa gridari forti:

terra fistanti mia, cori me duci!"

domenica 16 dicembre 2007

Fata Morgana


Questo avvenne al tempo dei conquistatori, quando i barbari scendevano in orde compatte e travolgenti verso i paesi del sole. Un'orda di questi conquistatori, dopo avere attraversato tutta la penisola, giunse al mare Ionio e si trovò davanti allo stretto che divide la Sicilia dalla Calabria. A pochi chilometri, sull'altra sponda, un'isola incantevole sorgeva, con le sue spiagge coperte di aranci e di ulivi, con un gran monte fumante - l'Etna - e una terra ubertosa e ricca. Come fare a raggiungerla? Il Re barbaro la contemplava cupidamente, stando in groppa al suo cavallo, ma davanti al mare si trovava impotente. Egli non possedeva neppure una barca: quella terra per lui era perciò irraggiungibile. Improvvisamente una donna meravigliosamente bella gli apparve davanti e gli rivolse cortesemente la parola: - Vedo che guardi con rammarico quella bella isola, la vuoi? Ecco che io te la do con le sue città, con le sue campagne profumate e coi suoi monti che vomitano fuoco. Guardala, è a due passi da te. Era d'agosto, il cielo e il mare erano senza una bava di vento, e una leggiera nebbiolina color di opale velava l'orizzonte. Improvvisamente, a un cenno della donna, una cosa miracolosa apparve agli occhi del barbaro. La Sicilia era li a due passi da lui. Guardando nell'acqua egli vedeva nitidi, come se potesse toccarli con le mani, i monti dell'isola coperti di olivi, le spiagge tutte verdi di aranci e di limoni, le vie di campagna con gli asinelli che vi camminavano, il porto di Messina con le navi, le vele, i carichi sui moli e perfino i marinai che scaricavano le merci. Con un grido di gioia il Re barbaro balzò giù da cavallo e si buttò in acqua, sicuro di poter raggiungere con due bracciate l'isola desiderata, ma l'incanto si ruppe, e il Re affogò miseramente. Quella visione era un miraggio, un giuoco di luce della bella donna sconosciuta, che altri non era se non la fata Morgana. E il fenomeno si ripete ancora oggi nei giorni calmi e limpidi di estate. Spesso in agosto e nelle calme albe settembrine, nelle acque della riva di Reggio si vede specchiato, limpido e preciso, il litorale siciliano con le case, le piante, i giardini, le navi e perfino gli uomini che lavorano nelle cale del porto.

venerdì 14 dicembre 2007

Nasce oggi un portale della RAI dedicato alle risorse agroalimentari siciliane.


Da oggi potete trovare sul web un nuovo portale, ideato e gestito dalla RAI e dedicato al comparto agroalimentare siciliano.
Ho avuto già modo di visitarlo e devo dire che l'interfaccia risulta molto gradevole ed accessibile, ovviamente ancora è un pò scarno di contenuti, di sicuro però rappresenterà per il futuro un buon punto di riferimento per il settore.
Una vetrina dedicata interamente ai prodotti tipici siciliani, con particolare riguardo all'arancia rossa di Sicilia, accoglie il visitatore, facendolo immergere in quell'oceano di colori, odori e sapori che la Sicilia ha da sempre rappresentato in maniera eccelsa in Italia e nel mondo.
Una parte del sito è dedicata alle ricette tipiche (certo il mio blog è molto più completo), ma sono certo che anche questa sezione verrà rimpinguata a dovere.
Iniziativa interessante, e senza ombra di dubbio molto utile per gli operatori del comparto, è quella di aver dedicato molto spazio a quel che concerne il mondo della produzione agroalimentare siciliana, quindi potrete trovare avvisi, bandi, notizie, informazioni riguardanti il settore.
Anche la sezione link è ben fornita, e rimanda a tutti quei siti che interfacciano l'utente con la pubblica amministrazione.
Approfitto dell'occasione per porgere i più sentiti ringraziamenti a chi ha promosso e sviluppato questa idea.
Buona navigazione!
http://www.agroalimentare.sicilia.rai.it/