giovedì 3 settembre 2009

La BRIGANTESSA Francesca La Gamba


Contributo di Neva Allegra

E' difficile attribuire una data di nascita al brigantaggio femminile, ma una prima significativa figura femminile di età moderna può essere individuata in Francesca La Gamba, nata a Palmi (RC) nel 1768 e attiva nel decennio di occupazione francese (1806-1816).

Francesca, filandiera di professione, madre di tre figli, divenne capobanda, spinta da un'incontenibile sete di vendetta contro i francesi che l'avevano colpita negli affetti più cari. Rimasta vedova del primo marito, dal quale aveva avuto due figli, convolò in seconde nozze. Avvenente d'aspetto ed esuberante nel carattere, attirò le mire di un ufficiale francese che, invaghitosene, tentò - forte della sua posizione sociale - di sedurla. Respinto dalla fiera Francesca il militare pensò di vendicarsi in maniera terribile. Nottetempo fece affiggere un falso manifesto di incitamento alla rivolta contro l'esercito francese di occupazione ed il mattino successivo fece arrestare i figli della donna, accusandoli di essere gli autori della bravata. Alle suppliche di Francesca, l'ufficiale fu irremovibile: i giovani subirono un processo sommario e furono fucilati.

Francesca, pazza di dolore, si unì ad una banda di briganti che operava nella zona, dismise gli abiti femminili ed indossò quelli dei briganti.

In breve fornì prove di ardimento tali da divenire il capo riconosciuto della banda stessa, seminando ovunque il terrore. I francesi si accanirono nella caccia della donna, fino a quando un loro drappello cadde in un'imboscata tesa da Francesca. Tra i soldati fatti prigionieri la sorte volle che ci fosse proprio l'ufficiale suo nemico. Con una coltellata Francesca gli strappò il cuore e lo divorò ancora palpitante.

Nell'orrore di questa vicenda, pure caricata di colore dal mito, possono leggersi le ragioni che hanno spesso indotto tranquille popolane meridionali a trasformarsi in Erinni vendicatrici: la prevaricazione degli occupanti, il loro disprezzo per gli affetti feriti, l'irrefrenabile ansia di vendetta suscitata nei popoli conquistati.

"Memorie" di Concetto Gallo, secondo Turri, successore di Canepa:quarta parte

Quarta parte dell'importante documento gentilmente concesso dal Fratello Santo Trovato.

Storia del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, raccontata dal comandante dell'EVIS, secondo Turri, successore di Canepa, in una intervista poco nota del 1974.

(Intervista di E.Magri, 1974 - Riproposta nel 2009 sul settimanale "Gazzettino di Giarre" dal Prof. Salvatore Musumeci")

Morto Canepa, una parte degli indipendentisti era per il mantenimento della legalità; l’altra, per la ristrutturazione dell’esercito e per la lotta clandestina fino a quando non avessimo ottenuto l’indipendenza.


«Mentre ero in clandestinità, a Palermo, avvenne un episodio che mi riguardò personalmente: incontrai un personaggio dell’Intelligence Service, un uomo di grande prestigio, tuttora in vita (1974, ndr). Parlando con questo personaggio io cercai di sondare l’opinione inglese a proposito dell’indipendentismo per il quale noi stavamo combattendo. Si può immaginare come parla un inglese che fa parte dell’Intelligence Service.

Ebbene, senza alcun giro di parole quest’uomo, che, ripeto, è ancora vivo ma di cui non posso fare il nome, quest’uomo inglese cominciò a parlare della tradizionale amicizia tra Sicilia e Inghilterra, di Nelson e così via. Poi continuò, e disse pressappoco: “Sa, evidentemente noi stiamo con l’occhio molto vigile sui movimenti come quello in cui lei opera. Siamo molto vigili soprattutto qui in Sicilia tenuto conto della posizione dell’isola. Un nostro intervento, un intervento dell’Inghilterra e dell’America, può tuttavia essere giustificato a una condizione: che ci sia un fatto, qualcosa di irreversibile che possa giustificare una nostra presa di posizione”.

Il discorso mi sembrò chiarissimo. Anche se noi, se io non avevo preso accordi ad alto livello, anche se io ero all’oscuro di accordi tra i capi del Movimento e alleati, accordi che, credo, non ci siano mai stati perché se no Andrea Finocchiaro Aprile me ne avrebbe messo al corrente, anche se io non ero ufficialmente informato di accordi tra alleati e indipendentisti, quello mi sembrò, mi parve, un incoraggiamento. L’altro episodio lo narrerò più avanti.

Torniamo, pertanto, a Canepa. In effetti, questi forzando alcune posizioni di legalitarismo, costituì l’Evis, l’esercito, e decise la dislocazione dell’esercito nella zona di Cesarò, che si trovava al confine con due province ed era circondata di boschi. Le divise vennero improvvisate con materiale americano acquistato al mercato nero. Quanto alle armi, non possedevamo che quelle che avevamo tolto ai militari della Sabauda al tempo della sfida e alcuni mitra e fucili che Canepa aveva recuperato presso un contadino che venne minacciato di fucilazione se non li avesse consegnati. Proprio così. Canepa sapeva che il contadino possedeva quelle armi. E quando l’uomo negò, lui ordinò a due suoi uomini di scavare una fossa e di fucilarlo. Naturalmente il contadino ci diede tutto. Ma l’esercito di Canepa non combatté nessuna battaglia. Perché il comandante dell’Evis venne ucciso in un agguato dai carabinieri reali, la mattina del 17 giugno 1945.

L’avevo visto la sera precedente, il sedici. Doveva andare a Francavilla per recuperare un certo contingente di armi. Per conto mio avrei dovuto acquistare un certo numero di divise americane che dovevano servire per “vestire” le giovani reclute dell’Evis.

Il 17 giugno, mentre stavo per lasciare Catania, ricevetti una telefonata da Guglielmo duca di Carcaci, comandante della Lega Giovanile e comandante generale dell’Evis. Mi disse: “Hanno ammazzato Canepa. Non ti muovere. Ti verrò a prendere io”.

Partimmo insieme verso Cesarò e ci rifugiammo nella ducea di Nelson, presso Bronte. Trascorsi alcuni giorni, arrivò un’automobile. Alla guida c’era un ammiraglio della marina degli Stati Uniti. Accanto una bella signora. Dietro, Guglielmo di Carcaci con in testa un cappello da commodoro. Entrai in fretta e furia nell’automobile, m’infilai una giacca da ammiraglio degli Stati Uniti, misi in testa il berretto da commodoro e l’automobile s’avviò. La città era circondata da polizia e carabinieri. Un vero presidio con posti di blocco ovunque.

Ovunque uomini e barriere che si alzavano solo dopo che la polizia aveva controllato i documenti di chi voleva lasciare la città. Noi arrivammo al posto di blocco di Ognina. L’ammiraglio si fece riconoscere e la pattuglia dei carabinieri con un perfetto saluto aprì la barriera.

Ecco, questo è il secondo episodio che mi diede personalmente la misura della simpatia che il Movimento godeva presso gli alleati.

E infatti la sera stessa, dopo una sosta con colazione a Taormina, giungemmo a Palermo, dove, insieme col duca di Carcaci, restammo ospiti a Villa Wittinger, che era la sede del comando alleato in Sicilia. A Villa Wittinger incontrai l’uomo dell’Intelligence Service inglese, il personaggio che mi avrebbe dato con le sue allusioni una conferma tangibile alle supposizioni che avevo fatto durante il tragitto da Catania a Palermo. Carcaci mi aveva detto che il merito di quel passaggio sull’auto dell’ammiraglio spettava alla nobildonna siciliana che aveva viaggiato con noi. Un fatto di galanteria? Probabile. Ma l’ammiraglio galante doveva essere sicuro che, qualora la cosa fosse stata scoperta, lui non avrebbe avuto nulla da temere. In sostanza, si sentiva coperto.

Morto Antonio Canepa, l’Evis era rimasto senza comandante. A Palermo dove ero stato accompagnato dall’ammiraglio americano, cominciai a prendere i contatti con tutti gli indipendentisti. Dopo essere rimasto due giorni a Villa Wittinger mi trasferii in casa dell’avvocato Sirio Rossi, un socialista indipendentista che allora abitava nella zona dell’Uditore, una zona nella quale alle sei di sera non si poteva già uscire.

Gli accordi di Yalta, avvenuti nel febbraio precedente, avevano già determinato alcuni ripensamenti fra le nostre file. Era già rientrato Togliatti dalla Russia; c’era già il governo di Parri; i partiti si erano ricomposti. E tra noi erano cominciate le incrinature.

La riunione decisiva venne tenuta nella villa di Lucio Tasca, già sindaco di Palermo, a Mondello. Una parte degli indipendentisti era per il mantenimento della legalità e per la definitiva rinuncia a un’operazione armata. L’altra era per la ristrutturazione dell’esercito e per la lotta clandestina fino a quando non avessimo ottenuto l’indipendenza. Io cercai di rompere gli indugi. Chiesi che non soltanto venisse ricostruito l’Evis ma che tutti i presenti s’impegnassero a firmare un documento nel quale si giurasse solennemente di non cedere. Antonino Varvaro fece l’inferno. Non voleva. La riunione s’interruppe. Mi affacciai per prendere una boccata d’aria con Finocchiaro Aprile e altri. Dissi: “Tra di noi c’è un traditore”. “Chi è?” mi domandarono. Risposi: “Varvaro”.

Tornammo in sala: le proposte erano due: rafforzamento della Lega Giovanile e scioglimento dell’Evis, una; l’altra, la mia, lotta armata. La riunione si sciolse prima che venisse presa una decisione».

Commento del Prof. Salvatore Musumeci, Presidente Nazionale del Mis

L’intuizione di Gallo sul comportamento di Varvaro non era peregrina. I rapporti fra quest’ultimo e Andrea Finocchiaro Aprile si andarono deteriorando fino a giungere ad una scissione, che avvenne durante il III Congresso del Mis, celebratosi a Taormina nei giorni 31 gennaio, 1, 2 e 3 febbraio 1947. In realtà, prima ancora che il Movimento potesse adottare una strategia politica per fronteggiare i nuovi sviluppi della vita democratica siciliana, avvennero in seno ad esso una serie di avvenimenti strani (ricordiamo che durante l’internamento a Ponza dei leader indipendentisti, inspiegabilmente, Varvaro aveva avuto un trattamento di favore dalle forze dell’ordine), dei quali è pressoché impossibile comprenderne la vera natura, ma che sono riconducibili al pluralismo delle posizioni ideologiche, contrastanti tra di loro, e “conviventi” all’interno di esso, in un clima di progressiva litigiosità. Infine, in occasione del Referendum “Monarchia o Repubblica” si erano determinate due linee politiche, una a favore della monarchia e l’altra contraria. Per questa ambiguità, non pochi, soprattutto nel movimento giovanile, accusavano Andrea Finocchiaro Aprile di non aver ribadito, con forza, la originaria posizione repubblicana.

Per appianare la querelle, il Leader, dopo una lunga premessa, richiamante la scelta repubblicana dei precedenti congressi, fece approvare una mozione che dichiarava l’accettazione leale totale del Regime Repubblicano. Il Mis, pertanto, non avrebbe avuto verso la Repubblica Italiana alcun motivo di contrasto “sino a quando Essa riconoscerà e rispetterà i principi comuni agli Stati a Regime Costituzionale, garantendo la collettività dei singoli da aggressioni totalitarie, da qualunque parte vengano, e sino a quando consentirà il libero sviluppo delle idee indipendentiste su un piano di rigorosa legalità”. La mozione si concludeva con una frase sibillina: “(il Mis ndr.) lascia ai suoi aderenti libertà di pensiero individuale sul tema istituzionale”.

Tutti contenti e d’accordo, quindi? Niente affatto. I dissidenti guidati dall’on. Varvaro e dall’avv. Anselmo Crisafulli, dopo un vivace dibattito e dopo una serie di pregiudiziali, dall’una e dall’altra parte, abbandonarono l’aula mentre la Presidenza del Congresso li dichiarava espulsi.

La maggioranza assoluta dei congressisti testimoniò la fiducia ad Andrea Finocchiaro Aprile, che rimase il leader del Movimento. Varvaro si dedicò, con entusiasmo ma con minore seguito, a promuovere il Misdr (Movimento per l’Indipendenza della Sicilia Democratico Repubblicano), qualificandosi come uomo di sinistra, alternativo al vecchio gruppo dirigente indipendentista.

Nelle consultazioni elettorali del 20 aprile 1947 per eleggere la I Assemblea Regionale Siciliana, il Mis confermò, sostanzialmente, i risultati del 1946 conseguendo 171.470 voti e otto deputati con l’8,75% dei suffragi. Furono eletti: Andrea Finocchiaro Aprile, Attilio Castrogiovanni, Concetto Gallo, Giuseppe Caltabiano, Rosario Cacopardo, Gaetano Drago, Gioacchino Germanà, Pietro Lanolina. Ad Andrea Finocchiaro Aprile, dimessosi il 2 marzo 1948 per partecipare alle prime elezioni politiche della Repubblica Italiana, subentrò Vincenzo Bongiorno.

Il Misdr di Varvaro ottenne, complessivamente, 19.565 voti pari all’1%, raccolti prevalentemente nella Provincia di Palermo, dove aveva avuto l’appoggio di Giuliano, senza conquistare alcun seggio. Il crollo elettorale del Mis non era ancora avvenuto. Avrebbe avuto luogo l’anno successivo nelle Elezioni Politiche del 18 aprile 1948, nelle quali l’attenzione dell’elettorato fu concentrata maggiormente sul confronto tra comunismo e anticomunismo.

(4. Continua –“Memorie” di Concetto Gallo, da un’intervista di E. Magrì, 1974)

mercoledì 2 settembre 2009

"Il lupo perde il pelo ma non il vizio"


Contributo di Antonino Macula

Ho sentito oggi su radio radicale una intervista al Ministro Sacconi. Egli, dopo la condivisibilissima affermazione che é più importante ripartire sul territorio la capacità di produrre ricchezza piuttosto che le risorse in se, si smentisce CLAMOROSAMENTE SUBITO DOPO, dicendo che la ricetta per superare la crisi è quella di "far ripartire la locomotiva" in modo che possa trascinarsi dietro gli altri vagoni. Non ricordo se ha esattamente usato questa espressione, ma la sostanza è quella. Cari amici, come vedete, il vecchio disegno "Cavuriano" dell'italietta non è ancora cambiato a distanza di 150 anni. La "locomotiva" dell'italietta DEVE sempre essere al nord. Il SUD deve definitivamente rassegnarsi al ruolo di "vagone" trascinato, ma con lo speciale compito di fornire "il combustibile" affinché quel rottame di "locomotiva" possa affannosamente riprendere a camminare. Di rendere tutti "i vagoni" italiani capaci di "trazione propria" manco a parlarne.
Mi chiedo, il governo regionale di centro destra, costituito da forze filogovernative, E' AL CORRENTE DELLA PERPRETAZIONE DI QUESTO PROGETTO CHE ATTRIBUISCE PER L'ENNESIMA VOLTA IL RUOLO DI FANALINO DI CODA ALLA SICILIA????

Consiglio Provinciale Aperto Trapani 31/08/2009 su Serit Sicilia - FSL Presente!


Contributo di Antonella Morsello




Si è tenuto il 31/08/2009 un consiglio provinciale aperto a Trapani sulla problematica Serit servizio di riscossione tributi in Sicilia.

L'assemblea proposta da Nuova Tutela sindacato rappresentato da Angelo Di Girolamo puntualmente ha evidenziato le illegalità commesse dalla società Serit nei confronti dei contribuenti e senza che da parte del direttore della Serit di Trapani presente in aula abbia smentito. Assente al dibattito sono stati tutti deputati nazionali e regionali della provincia di Trapani dimostrando di essere non solo insensibili ma corresponsabili di ciò che la Serit sta perpetrando contro i contribuenti.

Netto è chiaro è stato l'intervento di Martino Morsello componente dell'esecutivo della Federazione Movimenti Sicilianisti SICILIA LIBERA (FSL). La FSL accusa la politica siciliana e nazionale che in un periodo difficile della vita politica italiana quella denominata delle strage Falcone e Borsellino del ' 92 fa nascere in Sicilia una società di riscossione tributi chiacchierata e poco trasparente tanto che non appare chiaro chi sono i referenti e quale interessi economici politici e clientelari ci sono dietro. L’FSL ritiene che la Serit, figlia di quella società di riscossione dei fratelli Salvo di Salemi, sia solo strumento dei poteri forti in Sicilia e in Italia.

La FSL ritiene quindi indispensabile e non procrastinabile procedere alla scioglimento della Serit Sicilia e demandare ai comuni, nel rispetto del tanto sbandierato federalismo fiscalie ed autonomia locale, la riscossione dei tributi. Contestualmente all’iter legislativo per lo scioglimento, l’FSL propone una sanatoria per tutti i contenziosi in atto e un condono pari al 20% per i contribuenti.

Il deputato regionale Vincenzo Culicchia, intervenuto successivamente a Morsello, sostanzialmente ha confermato le denunce dell’FSL ribadendo il concetto che la problematica riscossione tributi in Sicilia è stata ad appannaggio sempre dei poteri forti e che bisogna fare chiarezza su quanto sta succedendo.

La Federazione Sicilia Libera intraprenderà tutte le iniziative politiche e non a risolvere definitivamente questo grave problema che in Sicilia sta soffocando economicamente tutti i cittadini e provocando il fallimento di molte attività produttive e commerciali.

martedì 1 settembre 2009

LA BANCA D'ITALIA, L'UNITA' E LE TRUFFE DEI SAVOIA E DI CAVOUR....E LA SICILIA E IL SUD ITALIA PAGARONO, PAGANO E PAGHERANNO....


OCCULTISMO DI STATO........
approfondimento di Gianluca Castriciano

vedi anche: I Savoia salvati dai Rothschild (One of the world's leading independent investment banking organizations

providing financial services to governments, corporations and ...more....) www.rothschild.com/



La banca d'Italia non è d'Italia. - Se fosse d'Italia sarebbe dello Stato Italiano. - Se fosse dello Stato sarebbe dei cittadini italiani. - Se fosse dei cittadini italiani sarebbe pubblica. - E invece non è pubblica, ma privata.



Vale a dire: "nonostante l'evidente interesse pubblico e nazionale" del suo ruolo di banca d'Italia l'interesse pubblico è gestito da una società privata... talmente è privata che i veri suoi proprietari risultano nascosti. Infatti nel sito del Senato relativo alla banca d'Italia ( http://www.senato.it/att/ddl/r4083p.htm ) curiosamente, chissà perché, manca la parte più interessante, cioè la composizione societaria: quando infatti arrivi al titolo "QUOTE DI PARTECIPAZIONE AL CAPITALE" appare la scritta "Porzione di testo non disponibile" !

http://www.senato.it/leg/13/BGT/Testi/Ddlpres/00004397.htm



"Ma la BANCA D'ITALIA ha interessi pubblici ed è privata ? - commenta un cittadino - Come mai ? Evidentemente si vogliono nascondere i veri proprietari. che a quanto pare non sono gli italiani, cioè lo Stato Italiano... Se non è così, com'è ? Giornali e televisioni ogni tanto dicono che il popolo italiano ha un mostruoso debito pubblico, ma nessuno dice verso chi è debitore... Com'è questa storia ? E' così difficile saperla ?

O forse la spiegazione è semplicissima: è soltanto una truffa, una grande truffa !!!"



Un po' di storia allora:

Pare che il 1861 sia stato l'anno dell'unità d'Italia.

Una dozzina di anni prima - nel 1849 - si costituiva in Piemonte la banca Nazionale degli Stati Sardi, di proprietà privata. Il maggiore interessato, Cavour - che aveva interessi propri in quella banca (1) - impose al parlamento savoiardo di affidare a tale istituzione compiti di tesoreria dello Stato. Si ebbe così una banca privata che emetteva e gestiva denaro dello Stato !



A quei tempi l'emissione di carta moneta veniva fatta solo dal Piemonte.

Il Banco delle Due Sicilie emetteva invece monete d'oro e d'argento.

La carta moneta del Piemonte aveva anch'essa una riserva d'oro - circa 20 milioni - ma il rapporto era: tre lire di carta per una lira d'oro, dunque una "convertibilità in oro" fra virgolette.

Inoltre, per le continue guerre che i savoiardi facevano, anche quel simulacro di convertibilità crollò, tanto che la carta moneta piemontese - per l'emissione incontrollata che se ne fece - era diventata carta straccia già prima del 1861.



Ma torniamo ai fatti. Conquistata tutta la penisola, i piemontesi misero le mani nelle banche degli Stati appena conquistati.

E dopo qualche tempo fu la banca Nazionale degli Stati Sardi a divenire la banca d'Italia.

Con l'occupazione piemontese era stato immediatamente impedito al Banco delle Due Sicilie - diviso poi in Banco di Napoli e Banco di Sicilia – di raccogliere dal mercato le proprie monete d'oro per trasformarle in carta moneta secondo le leggi piemontesi, poiché in tal modo i Banchi avrebbero potuto emettere carta moneta per un valore di 1200 milioni e sarebbero potuti diventare padroni di tutto il mercato finanziario italiano.

Quell'oro pian piano passò nelle casse piemontesi, nonostante la nuova banca d'Italia non risultasse averne nella sua riserva, e nonostante appunto tutto quell'oro rastrellato al Sud. Come avevano fatto ? Avevano dato a tutto quell'oro una via "sociale", naturalmente, quella del finanziamento per la costituzione di imprese al nord, operato da banche, costituitesi per l'occasione come socie - guarda un po' - della banca d'Italia: Credito mobiliare di Torino, Banco sconto e sete di Torino, Cassa generale di Genova e Cassa di sconto di Torino.

Le ruberie operate, e l'emissione non controllata della carta moneta ebbero come conseguenza che ne fu decretato già dal 1° maggio 1866, il corso forzoso: la lira di carta non poteva più essere cambiata in oro.

Da qui incominciò a nascere il Debito Pubblico: lo Stato, per finanziarsi, iniziava a chiedere carta moneta a una banca privata.

Lo Stato quindi, a causa del genio di Cavour e soci, cedette da allora la sua sovranità in campo monetario, affidandola a dei privati, che non ne avevano - non ne hanno e mai dovrebbero averne alcun titolo o diritto – in quanto la sovranità per sua natura non è cedibile. Essa è del popolo e dello Stato che lo rappresenta.



Oltretutto da quando nel 1935 fu decretato definitivamente che la lira non era più ancorata all'oro, si ebbe che il valore della carta moneta derivò da allora semplicemente e unicamente dalla convenzione di chi la usa e di chi l'accetta come mezzo di pagamento.

La carta moneta, dunque, è carta straccia. Ne consegue che alla banca

d'Italia - che è privata - e alla quale si dovrebbe pagare il debito pubblico, in realtà non si deve dare nulla.



Da tutta questa storia si può facilmente capire in mano a chi siamo e che, dato che la banca d'Italia ha un immenso potere finanziario e politico, qualsiasi governo in Italia conta come il due di coppe.

Tratto da: http://digilander.libero.it/afimo/privata.htm

Nasce a Pergusa la Federazione dei Movimenti Sicilianisti “Sicilia Libera”....e 6 !

Nota di Neva Allegra

Dopo decenni di divisioni i Movimenti Sicilianisti hanno trovato un momento di sintesi ed hanno raggiunto una forte intesa sulla costruzione di una Federazione che tenga conto delle diversità di ogni anima, secondo il criterio “primus inter pares”, nell’interesse della Sicilia e dei Siciliani.

Dopo il primo passo di Marsala, città scelta non a caso per l’inizio di questo percorso comune, a Pergusa si sono riuniti il Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, il Movimento Agricolo Europeo, il Partito Autonomista Sicilia e il Partito del Popolo Siciliano che già avevano aderito alla federazione, nonché l’Altra Sicilia, storico movimento sicilianista della diaspora siciliana che ha sede a Bruxelles, per firmare il documento ufficiale della nascita della Federazione dei Movimenti Sicilianisti “Sicilia Libera ” FSL.

Nel corso di una conferenza stampa che sarà organizzata nei prossimi giorni i segretari e presidenti illustreranno il programma politico dell’FSL.

L’FSL, che è adesso un movimento politico importante e presente in tutto il territorio dell’Isola e all’estero con l’Altra Sicilia, come primo punto del suo programma politico ha inserito la lotta per l’applicazione integrale dello Statuto di Autonomia Speciale della Sicilia, che prevede tra l’altro, il ripristino dell’Alta Corte, la soppressione definitiva delle province, il richiamo a Roma dei prefetti che statutariamente non sono previsti in Sicilia e quindi figure incostituzionali.

LA SICILIA IL SUD ITALIA E I FESTEGGIAMENTI PER I 150 ANNI DELL’UNITA’ D’ITALIA


Alcuni buoni motivi per non festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia.Il mio caro amico e fratello Gianluca Castriciano, Sicilianista convinto, conforta la causa indipendentista indicando numeri e circostanze riportate dal giornale quotidiano "il contemporaneo" nato nel 1860 a Firenze (quindi sicuramente non di parte).
Massacri ,eccidi, interi paesi sterminati, la Sicilia ha subito una dittatura prefascista sicuramente dimenticata da tutti i fautori dell"antistoria", quelli che ancora oggi vengono a ripeterci che il sud è la palla al piede d'Italia e che siamo solo capaci di creare mafia, debiti e sprechi.
Io mi domando: ma se veramente noi siciliani siamo così scarsi e vi costiamo così tanto, ma per quale motivo 150 anni fa siete venuti a casa nostra imponendoci l'unità d'Italia?
Forse è una domanda da putìaru, io la risposta ce l'ho, e pure voi leggendo le pagine di questo umile blog potrete capirne i motivi.
La Sicilia ha una storia, l'Italia si fonda invece sull'antistoria e sulla menzogna mediatica, da sempre.
Vi lascio con un pensiero di Antonio Canepa:

" La Sicilia è un'Isola. Da ogni parte la circonda il mare. Dio stesso, nel crearla così, volle chiaramente avvertire che essa doveva rimanere staccata, separata. Questa separazione, purtroppo, non sempre è stata mantenuta. Gli uomini si sono ribellati ai voleri di Dio. E hanno voluto riunire con la forza quei territori che Dio aveva separato ".

ANTUDO! Sorelle e Fratelli, il nuovo Vespro è vicino.


LINK

Articolo di Gianluca Castriciano su www.voraszancle.org :
http://www.voraszancle.org/2009/08/la-sicilia-il-sud-italia-e-i-festeggiamenti-per-i-150-anni-dell%E2%80%99unita%E2%80%99-d%E2%80%99italia/

Il volantino divulgativo fronte retro sull'identità siciliana che l'Associazione Voras Zancle ha realizzato:
http://www.voraszancle.org/wp-content/uploads/documenti/Identita_Siciliana.pdf